Psicoterapia

Un percorso clinico integrato,
dove il corpo ha un ruolo centrale

Nel mio studio medico la psicoterapia è parte del percorso di cura.

Non come “extra”, ma come intervento clinico integrato, particolarmente utile quando i sintomi coinvolgono insieme mente, cervello e corpo: ansia, stress cronico, insonnia, somatizzazioni, dolore persistente, difficoltà emotive, disturbi legati al trauma.

In molti casi, ciò che la persona vive non è solo un pensiero o un’emozione: è un assetto neurofisiologico che resta attivo (iperallerta, tensione, fatica, blocco, evitamento), e che può sostenere nel tempo sintomi e vulnerabilità.

Per questo nel nostro studio proponiamo un lavoro psicoterapeutico in cui il corpo ha un ruolo centrale

Perché la psicoterapia?

Molti pazienti arrivano con segnali e sintomi reali, spesso invalidanti, che possono:

Integrare la psicoterapia in ambito medico permette di:

Il nostro approccio:

tecniche bottom-up, in un modello integrato

Nel nostro studio utilizziamo un modello di psicoterapia bottom-up integrata.

Significa che, accanto al lavoro verbale e riflessivo, diamo spazio a strumenti che aiutano la persona a riconoscere e modificare gli stati di attivazione del sistema nervoso, il modo in cui il corpo “registra” stress, paura, tensione o blocco, e come questi stati influenzano pensieri, emozioni e comportamento.

Cosa vuol dire “bottom-up”, concretamente

Nel percorso terapeutico possono essere utilizzati:

L’obiettivo non è rendere più efficace il lavoro psicoterapeutico quando il sistema nervoso resta in uno stato di allarme, e quando i sintomi hanno anche una componente fisiologica marcata.

Per chi è indicato

Un percorso psicoterapeutico integrato può essere utile in caso di:

Un lavoro coordinato, quando serve

Quando il quadro clinico lo richiede, psicoterapia e valutazione medica possono dialogare in modo coordinato.

Questo permette di:

La psicoterapia funziona?

Negli ultimi anni, diverse review sistematiche e meta-analisi pubblicate su riviste indicizzate hanno analizzato studi longitudinali con risonanza magnetica funzionale (fMRI) prima e dopo psicoterapia.

Il messaggio generale che emerge è prudente ma chiaro: la psicoterapia, in vari disturbi, è associata a cambiamenti nell’attività e/o connettività di circuiti cerebrali coinvolti in emozioni, minaccia, controllo e autoregolazione (es. reti prefrontali-limbiche, insula, cingolato), coerentemente con un miglioramento clinico.

Ansia:

una meta-analisi su studi fMRI longitudinali ha discusso cambiamenti in aree legate al controllo prefrontale e ai circuiti della paura, in parallelo alla risposta clinica.

Fonte

Quadro storico e trasversale:

già una meta-analisi (PLOS ONE) aveva sintetizzato evidenze di cambiamenti funzionali cerebrali associati alla psicoterapia in ansia e depressione, distinguendo compiti e resting-state.

Fonte

Disturbi mentali (resting-state fMRI):

una meta-analisi del 2025 su studi longitudinali resting-state ha riportato modificazioni in specifici marker (es. misure locali di attività/connettività), suggerendo un impatto della psicoterapia su reti funzionali.

Fonte

Depressione:

review e meta-analisi su depressione hanno valutato come diversi trattamenti, inclusa psicoterapia, possano modulare circuiti coinvolti in elaborazione emotiva e regolazione.

Fonte

PTSD:

review sul tema hanno descritto risultati che coinvolgono amigdala e regioni prefrontali/cingolate in studi pre-post trattamento psicoterapeutico.

Fonte

Prenota il primo colloquio

Il primo colloquio è un momento di orientamento clinico:

dare nome agli stati di allerta, riconoscere i segnali, e costruire un percorso che riporti sicurezza e continuità.