Psicoterapia
Un percorso clinico integrato,
dove il corpo ha un ruolo centrale
Nel mio studio medico la psicoterapia è parte del percorso di cura.
Non come “extra”, ma come intervento clinico integrato, particolarmente utile quando i sintomi coinvolgono insieme mente, cervello e corpo: ansia, stress cronico, insonnia, somatizzazioni, dolore persistente, difficoltà emotive, disturbi legati al trauma.
In molti casi, ciò che la persona vive non è solo un pensiero o un’emozione: è un assetto neurofisiologico che resta attivo (iperallerta, tensione, fatica, blocco, evitamento), e che può sostenere nel tempo sintomi e vulnerabilità.
Per questo nel nostro studio proponiamo un lavoro psicoterapeutico in cui il corpo ha un ruolo centrale.
Perché la psicoterapia?
Molti pazienti arrivano con segnali e sintomi reali, spesso invalidanti, che possono:
- oscillare nel tempo
- peggiorare con stress, carico mentale, insonnia
- intrecciarsi con disturbi medici o neurologici
- essere difficili da inquadrare con un’unica spiegazione
Integrare la psicoterapia in ambito medico permette di:
- leggere il quadro in modo più completo (clinico, non riduttivo)
- intervenire sui fattori che mantengono il problema (stress, iperattivazione, evitamento, disregolazione)
- favorire un percorso coerente, con comunicazione tra professionisti quando serve
- ridurre frammentazione e “giro infinito” di consulti
Il nostro approccio:
tecniche bottom-up, in un modello integrato
Nel nostro studio utilizziamo un modello di psicoterapia bottom-up integrata.
Significa che, accanto al lavoro verbale e riflessivo, diamo spazio a strumenti che aiutano la persona a riconoscere e modificare gli stati di attivazione del sistema nervoso, il modo in cui il corpo “registra” stress, paura, tensione o blocco, e come questi stati influenzano pensieri, emozioni e comportamento.
Cosa vuol dire “bottom-up”, concretamente
Nel percorso terapeutico possono essere utilizzati:
- tecniche di regolazione del sistema nervoso autonomo
- training di rilassamento clinico
- lavoro su sensazioni corporee e segnali interni (interocezione)
- interventi per la gestione dell’iperattivazione (ansia, allerta, somatizzazioni)
- integrazione tra esperienza corporea, emozioni e significati personali
L’obiettivo non è rendere più efficace il lavoro psicoterapeutico quando il sistema nervoso resta in uno stato di allarme, e quando i sintomi hanno anche una componente fisiologica marcata.
Per chi è indicato
Un percorso psicoterapeutico integrato può essere utile in caso di:
- ansia, attacchi di panico, ipercontrollo
- stress cronico, burnout, difficoltà di recupero
- insonnia e disregolazione dei ritmi
- sintomi psicosomatici e disturbi funzionali
- dolore cronico
- trauma e conseguenze di esperienze stressanti
- difficoltà relazionali e emotive
- periodi di cambiamento, perdita, crisi identitarie
- supporto in percorsi medici complessi
Un lavoro coordinato, quando serve
Quando il quadro clinico lo richiede, psicoterapia e valutazione medica possono dialogare in modo coordinato.
Questo permette di:
- allineare obiettivi e linguaggio clinico
- gestire meglio casi complessi (stress, sintomi somatici, comorbidità)
- costruire un percorso con maggiore continuità
La psicoterapia funziona?
Negli ultimi anni, diverse review sistematiche e meta-analisi pubblicate su riviste indicizzate hanno analizzato studi longitudinali con risonanza magnetica funzionale (fMRI) prima e dopo psicoterapia.
Il messaggio generale che emerge è prudente ma chiaro: la psicoterapia, in vari disturbi, è associata a cambiamenti nell’attività e/o connettività di circuiti cerebrali coinvolti in emozioni, minaccia, controllo e autoregolazione (es. reti prefrontali-limbiche, insula, cingolato), coerentemente con un miglioramento clinico.
Ansia:
una meta-analisi su studi fMRI longitudinali ha discusso cambiamenti in aree legate al controllo prefrontale e ai circuiti della paura, in parallelo alla risposta clinica.
Quadro storico e trasversale:
già una meta-analisi (PLOS ONE) aveva sintetizzato evidenze di cambiamenti funzionali cerebrali associati alla psicoterapia in ansia e depressione, distinguendo compiti e resting-state.
Disturbi mentali (resting-state fMRI):
una meta-analisi del 2025 su studi longitudinali resting-state ha riportato modificazioni in specifici marker (es. misure locali di attività/connettività), suggerendo un impatto della psicoterapia su reti funzionali.
Depressione:
review e meta-analisi su depressione hanno valutato come diversi trattamenti, inclusa psicoterapia, possano modulare circuiti coinvolti in elaborazione emotiva e regolazione.
PTSD:
review sul tema hanno descritto risultati che coinvolgono amigdala e regioni prefrontali/cingolate in studi pre-post trattamento psicoterapeutico.
Prenota il primo colloquio
Il primo colloquio è un momento di orientamento clinico:
dare nome agli stati di allerta, riconoscere i segnali, e costruire un percorso che riporti sicurezza e continuità.